I SINTOMI

Disturbi dello spettro autistico

CHE COS’E’?

“Imparare a capirsi”

I Disturbi dello spettro autistico, che si manifestano nella prima infanzia, includono una serie di fenomeni che si possono osservare in alcuni bambini: uso stereotipato dei movimenti, del linguaggio e degli oggetti; rituali motori e/o verbali, resistenza al cambiamento, eccessiva aderenza a routine; fissazione per interessi particolari o ristretti, in modo eccessivo nella durata e nell’intensità; iper o ipo reattività agli stimoli sensoriali o interesse per inusuali dettagli dell’ambiente. Spesso si ritrovano anche forme di mutismo o incapacità relazionali. L’intensità con la quale questi comportamenti vengono manifestati è differente caso per caso, dunque accanto alla diagnosi bisogna sempre ritagliare la particolarità individuale di ogni bambino o adolescente che manifesta questi segni di sofferenza. Ma se vogliamo isolare in tutti questi bambini un elemento psichico che li accomuna, è quello del rifiuto della relazione con l’Altro.

Ognuno di questi bambini, per ragioni che restano segrete, inesplicabili, “sceglie” di erigere una barriera difensiva estrema nei confronti della relazione con il mondo esterno. Questa difesa viene messa in atto con i comportamenti che rientrano nello spettro autistico. 

Allo stato attuale degli studi su queste forme di disagio, che tendono ad aumentare nella società contemporanea, nessuno possiede una conoscenza sufficiente per affermare che cosa sia e da cosa sia generato l’autismo e tutte le variazioni che prendono il nome di “spettro autistico”. Ma questa mancanza di conoscenza sulle cause, non impedisce di osservare questo fenomeno psichico che appartiene agli esseri umani, non come una malattia da curare ad ogni costo, un handicap mentale o organico, ma come una certa risposta all’esperienza della nascita che accomuna molti bambini. Quello che si può fare è, prima di tutto, uscire dalla prospettiva dell’handicap. Secondariamente, entrare nella umanizzazione di questo disagio, che ci permette anzitutto di accogliere questi problemi individuali senza la volontà di correggerli, di guarirli a tutti i costi. L’idea-guida per un trattamento è quello di una progressiva socializzazione del bambino o adolescente rispettando e in molti casi utilizzando le particolari competenze che questi giovani si costruiscono da soli. Tutti sappiamo che il ruolo degli oggetti, del sapere, della specializzazione, è molto presente nella vita di ciascun bambino che rientra nella descrizione clinica. In questo senso il guarire non è un concetto adatto a questi bambini; si tratta di trovare un posto per ciascuno di loro, a modo loro, nella società. Non è diverso in fondo da quello che impegna ogni essere umano: “trovare il proprio posto” non è un fatto naturale, ma è un processo che chiamiamo educazione e che richiede la collaborazione del bambino.

 Aiutare questi bambini a collaborare per la loro crescita sociale è l’obiettivo fondamentale di un trattamento dello spettro autistico.

Il punto di vista dell’equipe del Centro Gianburrasca su queste forme enigmatiche di disagio infantile non riguarda la genesi, le cause all’origine di questi fenomeni infantili, che rimangono oscure, ma si concentra su come intervenire con questi bambini per, anzitutto, costruire una relazione di fiducia tra il bambino e chi si prende cura di lui.

 La “costruzione di una fiducia” anche minima, è la base di partenza di una cura possibile per questi bambini e adolescenti. 

Si tratta di accogliere il sintomo come una scelta del bambino e non come una malattia da curare. A partire da questa base si cerca, ed è sempre il bambino che indica la via, di fare un percorso insieme, per fare in modo che lui stesso impari a conoscere le sue potenzialità e le  condivida con chi lo accoglie al Centro Gianburrasca.

Noi non pensiamo mai in termini di handicapmentale o organico. Questo non significa affatto negare i problemi di questi bambini, o le possibili componenti organiche e biologiche, ma cercare con il bambino di costruire una relazione,  favorendo una apertura del bambino che possa gradualmente  in un lavoro che ha bisogno di tempo e di fiducia, una nuova nascita della sua soggettività.

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