I SINTOMI

Dipendenza da videogiochi

CHE COS’E’?

Nel corso degli ultimi anni, a partire dalla diffusione capillare di Internet, si è assistito alla nascita di nuove forme di dipendenza, tra queste un ruolo particolare spetta ai videogiochi online.

Quello che abbiamo verificato, attraverso la nostra pratica clinica con l’infanzia, è stato un significativo abbassamento dell’età in cui gli utenti iniziano a giocare. Bambini di 6-8 anni che passano ore della loro giornata davanti al monitor di un pc, sono una novità senza precedenti. 

Spesso ciò che viene messo in atto attraverso l’utilizzo eccessivo dei videogiochi, è un tentativo di difesa verso il mondo sociale, isolarsi in una realtà virtuale permette al bambino di escludere l’incontro, a volte preoccupante, con gli adulti e con i pari.

Problematiche difficili da affrontare con i propri genitori, vengono occultate da questa pratica, che non contempla lo scambio relazionale tipico dei rapporti umani. Lo scambio simbolico del gioco e della parola, i corpi in movimento che interagiscono tra loro e con il mondo, sono tutti elementi che vengono esclusi dalla fruizione dei videogiochi online e delle comunità virtuali ad essi collegati.

Quando un genitore si preoccupa per il tempo eccessivo passato dal proprio figlio davanti allo schermo del computer e della conseguente chiusura del bambino verso il mondo, può essere di aiuto rivolgersi agli specialisti del Centro Gianburrasca.

Scappare da una realtà che fa paura per viverne un’altra senza rischi, ma inumana, sembra essere il rischio maggiore collegato a questo tipo di dipendenza, le cui cause possono essere molteplici. 

Quando la realtà appare insostenibile per il bambino, egli può trovare un rifugio sicuro in una realtà virtuale, alternativa, che soprattutto alcuni videogiochi di ruolo incarnano fin troppo bene. Nel momento in cui questo rapporto diventa però l’unico mezzo di contatto con il mondo, facilitato dalle possibilità potenzialmente infinite del gioco (non si muore mai), per ritrovare il piacere del rapporto umano possono non bastare le attenzioni e le cure dei genitori.

COME LA CURIAMO

Gianburrasca attraverso un ascolto attento, che tiene conto delle dinamiche interne alla famiglia, cerca di mettere in luce le possibili cause che hanno portato il bambino a questo rapporto privilegiato, quando non esclusivo, con la tecnologia.

Poter mettere in parola la sofferenza che sappiamo celarsi dietro questa attività, è di aiuto per comprendere l’origine del disagio e scioglierlo un po’ alla volta grazie agli strumenti che la psicoanalisi impiega nel lavoro con i bambini: il gioco e la parola.

Il nostro intervento è volto ad attenuare l’effetto di rapimento che lo schermo esercita quasi magicamente sui bambini, per permettere loro di riprendere un contatto autentico con il mondo, creando legami a volte inediti sia con gli adulti che con i pari. 

La cura prevede:

  1. Un incontro preliminare con i genitori per parlare del problema del bambino/a, e ascoltare le loro difficoltà.
  2. Una serie di due/quattro incontri di valutazione con il bambino per conoscersi e valutare se cominciare o meno un percorso di cura.
  3. Un incontro alla settimana tra il bambino e lo psicologo, di durata variabile nel tempo, fino alla scomparsa del disagio e al miglioramento dell’insieme della vita relazionale del bambino.
  4. Incontri periodici con i genitori per parlare del bambino, delle novità, delle difficoltà, della vita famigliare e scolastica.
  5. Gianburrasca si avvale della consulenza di colleghi medici che possono dare il loro contributo in alcuni casi.

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Gianburrasca onlus

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Il centro gianburrasca offre colloqui psicologici e percorsi di cura senza tempi di attesa e a tariffe sostenibili, calibrate in base alla disponibilità economica di ogni singola famiglia.